Emiliano Russo

Nato per risolvere problemi numerici, il calcolatore elettronico ha fedelmente servito e progressivamente alimentato l'ideologia di una società in cui tutto è quantificabile. Rapporti sociali, economici - si potrebbe dire le nostre stesse vite - vengono importati da una fitta rete di sensori, digitalizzati, organizzati, analizzati, elaborati da sofisticati software, trasformati in nuovi oggetti numerici che vengono trasferiti, importati e riprocessati in una continua, muta dialettica di ingressi e uscite. Ma dall'inizio dell'era digitale, un impalpabile vento di futilità ha iniziato a serpeggiare tra i circuiti. Alan Turing, padre dell'informatica teorica e creatore del primo calcolatore digitale elettronico programmabile, si dilettò ad esplorare le potenzialità di questa nuova macchina come strumento musicale. Nel 1951, un suo computer emise i primi suoni articolati. Poco dopo, e dappertutto, iniziò ad essere esplorata coscientemente la possibilità di gestire all'interno della macchina elementi esterni, logiche oblique, algoritmi onirici. In una parola, il caos. .